.
Annunci online

Emigrante
post pubblicato in Diario, il 4 gennaio 2013

Un po’ spaesato lo sono. 
Mi dicono che è normale, che è una cosa fisiologica, ma mi sento davveroconfuso. 
M’immagino tutte quelle persone che per un motivo o per un altro sono costrettea emigrare: ecco, io è così che mi sento, un emigrato.
E son qui, con lo sguardo ebete che cerco di darmi d fare, di calarmi in questanuova condizione, situazione, emozione, ma mi ritrovo a vivere come loro, comegli emigranti, gli emigrati.
E li immagino.
Me li immagino che si guardano attorno, magari fissano quei palazzi in unostile a loro sconosciuto, magari si lasciano rapire anche solo dal ferrobattuto di un lampione, li immagino che lasciano andare lo sguardo nell’azzurroterso del nuovo cielo. 
Camminano come se il terreno sotto di loro potesse sprofondare da un momentoall’altro, mai sicuri di muovere sul cubetto di porfido giusto o nella correttadirezione, a tastare la solidità ad ogni passo.
Li vedo stare lì, fermi, con le valige appoggiate contro il muro per nondisturbare il passaggio degli indigeni, ai quali non si può neanche chiedere perchénon capirebbero neanche la lingua.

Ed io sono così ora, un emigrato causa forza maggiore, quasi un deportato, chefisso il cielo terso sopra i palazzi attorno a me, in una città che indiscutibilmenteha una qualità della vita migliore di quella da dove arrivo, ma dove facciofatica anche solo a trovare una panetteria, a pensare che se non avesse piovutosempre, forse, non sarei mai partito.
Ma pioveva forte.




permalink | inviato da Ofyp il 4/1/2013 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia dicembre        febbraio
tag cloud
links
calendario
cerca