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[Odio la sveglia]
post pubblicato in Diario, il 26 maggio 2006

Quando arrivò gli tolse il fiato. Nonostante non l’avesse mai vista prima, sebbene fosse solo una presenza costante e impalpabile, non era neanche arrivato lontanamente ad immaginarsela così. Stava ferma, sull’uscio, col suo vestito color panna arricchito da piccoli fiori rossi, i capelli un po’ corti, che aveva cercato di tenere su con due bastoncini cinesi, ed un sorriso da perdersi nascondendo bussole sotto la sabbia. Senza dire una parola si avvicinò. Lo sentiva tremare e fremere sotto la sua scorza dura, prigioniero com’era di sensazioni e vissuto. Il vestito estivo le accarezzava le gambe nude e bianche, colore imposto da estati in ritardo e clima cittadino, suscitando l’invidia di accessori, borse e di tutto l’arredamento della casa.
Lui, muto, stregato da due nocciole incastonate da orafa che fu gestante, nell’oblio di sensi sparsi. Lei, sicura, calda, volò dentro passandogli la mano sulla guancia sinistra ed abbassandosi per evitare il braccio ancora appeso allo stipite della porta.
”Ora che sono entrata puoi toglierti dalla porta”, lo esortò con un sorriso malizioso. Punti di riferimento definitivamente persi.
Quasi mosso da fili legati ai fianchi che si allontanavano ondeggiando, la seguì in una casa che non sembrava neanche più la sua. Lei illuminava, al solo passaggio ogni stanza si faceva prima più grossa per accoglierla meglio, poi si stringeva forte per poterla toccare. L’odore dell’incenso ammorbidiva il mondo, l’odore della ragazza accendeva l’incenso. Si fermò di scatto, senza un motivo apparente, e si voltò. Lui, impreparato, sorpreso da inconsulto movimento, quasi le rovinò addosso andando ad avvicinare pericolosamente i due visi. I fluidi quasi li vedi quando è così. Tutto si ferma. Movimenti di labbra che si schiudono, lingue che inumidiscono, pelli che si cercano. Lei fece come per fare un passo indietro ma lui, in un sussulto di veglia, le poggiò la mano sul fianco, saggiando pelle tesa sotto tessuti soffici.
”Perché sei qui?”, chiese lui, senza mai lasciare che la linea di congiunzione dei loro nervi ottici si interrompesse.
”Perché questo è un sogno e qui puoi fare quello che vuoi. Senza catene, senza pensieri, senza remore. Nessun muro, né d’oro, né in mattoni. Nessun peccato, nessun reato, nessuna pena. Basta svegliarsi per essere assolti...” Un altro sorriso, devastante.
Sorpreso, nuovamente, lasciò salire la mano lungo il fianco, seguì la curvatura del seno e proseguì per il collo sentendo brividi forti sprigionarsi ed esplodere come fuochi d’artificio al lampone. La presa, leggera e salda allo steso tempo, i due bacini a contatto, le labbra che si toccano appena, i respiri che si mescolano.
”Allora baciami...”, sussurrò.
”Sono qui per questo…”




permalink | inviato da il 26/5/2006 alle 8:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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