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Flussi di note.
post pubblicato in Diario, il 30 maggio 2006

Ogni tanto me ne rendo conto. Me ne accorgo di più, diciamo. Parlo di musica. Sono sempre stato uno che la musica le “sente”, la sente dentro. Lascio che entri e m’invada. La immagino come un flusso colorato, a volte blu, a volte rosso, a volte di altri colori non meglio definiti o ancora da scoprire. Perché anche i colori si scoprono, si. La musica entra, non bussa, non sia mai come ti prende, ma lo fa. Ti scuote da dentro. Non amo il sottofondo musicale, preferisco le parole senza interferenze e la musica senza le parole sopra. Forse è anche per questo che ho sempre auricolari piantati nei padiglioni. Ci sono note che ti rivoltano come calzini, che ti vibrano dentro e ti regalano la stessa lunghezza d’onda. Prendono possesso di te. Portano anche solo un ricordo. A volte. Oppure, come ieri, arrivano per caso e ti portano a ballare, saltare, coinvolgendo due bambine già di per sé irrequiete ad un pogo scatenato su un tappeto morbido. Tre minuti, forse quattro e l’umore, da nero pece, si fa azzurro. Ed inizi a ridere urlando:

St. Jimmy's comin' down across the alleyway
Up on the boulevard like a zip gun on parade
Light of a silhouette
He's insubordinate
Coming at you on the count of one, two
one, two, three, four!”

E le bimbe dietro.
E la moglie che ride forte.
Ed io che salto come un pirla, con la piccola in braccio che dice “ua, tu, ti, fo’!”.
Ed è un altro giorno, cazzo.
Anche senza mobili.




permalink | inviato da il 30/5/2006 alle 13:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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