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Cicale.
post pubblicato in Diario, il 27 giugno 2006

Stasera sento i grilli, o le cicale, non so. Da cittadino non ho mai capito se quel frinire continuo è dell’uno o dell’altro insetto. Credo il secondo, perché anche nelle favole i grilli fanno solo cri-cri. Poi scoprirò che è il lampione, ma stasera sono cicale, nella testa e nel cuore. Suonano in concerto, mentre le formiche guardano perplesse, assonnate a quest’ora tarda, stanche per una giornata di duro lavoro. Le ho sempre invidiate, le formiche. Si fanno un culo incredibile e non si lamentano mai, un po’ come me, che son qui che sbadiglio e scrivo, scrivo e sbadiglio, incantato da un lampione travestito da insetto fastidioso e dolce. Ogni tanto vibra il tavolo e sussulto un po’. Poi lascio scorrere le mani sulla tastiera e rileggo quello che ne è venuto fuori. Perché, a volte, sono le mani che governano il mio mondo, le sensazioni, i sentimenti. Pigiano leggere e veloci i tasti e ne escono frasi che riguardo, consapevole di avere scritto solo perché sono da solo, davanti a pixel che si anneriscono, cercando di colorare la notte che si affaccia al balcone per entrare prepotente e riportarmi nel mio sogno.

Riportami laggiù,
dove si respira lenti,
dove l’aria e più frizzante,
dove il caldo è il tuo corpo
e l’umidità è un bacio.

Riportami laggiù,
dove si sospira insieme.
dove l’aria si fa carica,
dove il caldo non c’è più
e si fondono gli umori,

Riportami laggiù,
dove non si fiata insieme,
dove l’aria vibra piano,
dove il caldo ormai è un abbraccio
e le persone cambiano,

diventando amori.




permalink | inviato da il 27/6/2006 alle 8:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
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