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Pictures #2.
post pubblicato in Diario, il 9 febbraio 2006

Mi ricordo di te. Si che mi ricordo. I capelli biondi e gli occhi azzurri. Decisamente fuori dai miei standard. Non spiaccicavi una parola di italiano ed io ero immerso nel terzo anno di medie superiori. Mi ricordo anche il nome, adesso. Nicole. Quindici giorni, forse meno. Eri piccina, minuta. Dolce, nonostante il ceppo teutonico ti volesse dura. Ora guardo questa foto, con te in costume intero, bianca come panna montata, abbracciata a me, scuro, abbronzatura forte su pelle olivastra. L’ho trovata per caso, come sto trovando tantissime cose, in questo trasloco. Ero magro. Magrissimo. Forse non arrivavo a cinquantacinque chili. A quell’età scrivevo raccontini horror. Nel senso del genere. Anche nel leggerli, se devo essere sincero, sono orribili. Leggevo Poe, Lovecraft, King. Fumavo tabacco, Samson blu, di solito. Ora lo fumo bianco, magari Drum, ma l’idea di avvelenarmi con le mie mani mi ha sempre affascinato. Poi ha il suo sex-appeal. Se proprio mi devo far del male preferisco farlo con charme. Bevevo birra e superalcolici. Anche oggi, del resto. Ma ho aggiunto il vino. E preferisco sorseggiarne litri piuttosto che bere pinte tutte di un fiato. Non mi ero ancora mai innamorato. Ma lei mi piaceva. Non so il perché. Non ricordo né come baciasse, né com’era un suo abbraccio. Ma ricordo che mi faceva star bene. Chissà che fine avrà fatto. Ogni tanto mi chiedo che fine possono aver fatto le persone che ho incrociato nella mia vita. Lo faccio spesso con i ricordi delle donne che ho baciato. Chissà se loro rammentano quel ragazzino magro, soprannominato “fachiro” o “arabo”. E chissà se hanno un bel ricordo. Non mi sono mai lasciato male, non ho mai litigato tanto da mandarne qualcuna a quel paese. Le mie storie sono sempre finite perché dovevano farlo. Punto. Non ci sono sempre motivi come tradimento o litigate. Finiscono. Iniziano per caso, vanno bene, finiscono per caso. Ero e sono abbastanza equilibrato da capire che se una donna con me ci stava male era meglio che andasse. Mi prendevo io il dolore, tanto poi passava. Poi, dolore. Parola enorme. Ci stavo male, ma lasciavo che finisse. Con Nicole è finita perché è andata a casa. Vacanze, mare, sole, amore, cuore, come nella canzoncina stupida di qualche anno fa. Qualche lettera, che troverò, lo so, poi più nulla. C’est la vie. Ma le foto sono rimaste. E anche il ricordo di quella ragazzina bionda con gli occhi azzurri alla quale traducevo “farfallina” su di una scalinata o baciavo guardando la luna.




permalink | inviato da il 9/2/2006 alle 8:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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