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Sere.
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2006

Abbracciati sul divano, accoccolati come solo padre e figlia, mentre la TV regala fantasmi azzurri che volteggiano sul ghiaccio e l’emozione sale, ti accoccoli un po’ di più.
”Io da grande voglio diventare come quella lì”, la indichi col mento, “si chiama anche come me.”
”Domani fai sette anni, è una data importante. Papà a sette anni ha deciso cosa voleva diventare, proprio come te.”
Ti alzi un po’ e mi guardi con quegli occhioni marroni mentre gli applausi scrosciano in un Palavela gremito.
”Hai scelto che volevi essere mio papà?”.
”Quando avevo sette anni ho scelto che volevo diventare un pittore. Ero bravo con i colori, proprio come te.” Sgrani gli occhi.
”Ma tu non sei un pittore!”
”No, perché ad otto ho deciso che volevo diventare centometrista, a nove calciatore, a dieci chitarrista.”
Ti accoccoli di nuovo sotto la trapunta. “Come me che l’altro anno volevo diventare ballerina.”
”Proprio così, ogni giorno c’è un sogno. Averlo è l’importante, cosa sia è un dettaglio.”
”Ma tu quando avevi sette anni che facevi?”
”L’unica cosa che ricordo è che tua nonna mi metteva dei pantaloni marroni di velluto e un cappotto verde e mi sentivo una specie di albero.”
Ridi, come solo tu sai fare. Una risata piena e divertita. Poi silenzio, sul ghiaccio un’altra coppia di angeli.
”Io ti voglio bene, papà.”
”Anche io, lo sai.”
”Si. E sono contenta che non mi vesto come un albero.”
Poi sorridi di nuovo mentre ti bacio i capelli.

Auguri piccolina.




permalink | inviato da il 21/2/2006 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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