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Land of the miracle.
post pubblicato in Diario, il 1 marzo 2006

Immagina di incontrare un ragazzo, uno qualsiasi, neanche tanto bello, ecco. Lo vedi, sbraitare e cantare, camminare e correre in mezzo ad una miriade di bambini festanti, ti vedi pensare “E’ questo scemo chi è?”. Poi lo frequenti e decidi che la tua storia estiva potrebbe essere con lui. Lo corteggi, ti lasci ammaliare dalle sua parole leggere, i sui gesti morbidi. Poi le carezze di una sera, i baci, l’amore. Venti giorni di estivo furore. Poi lo saluti, alla fine di un turno di lavoro e pensi che non lo rivedrai più. L’estate è stata creata anche per questo, emozioni forti, racchiuse in periodo breve. Compattate ed esplosive. Come pigiare quintali di tritolo in una lattina di birra e berla di un fiato.
Immagina di incontrare una ragazza, una qualsiasi, bella, bella davvero. Con occhi castani da cerbiatta e fisico esile, da ventenne. Guardati ad occhi chiusi mentre commenti il suo sedere, mentre ti lasci andare alle sue parole, mentre decidi che, si, la tua storia estiva potrebbe essere con lei. La corteggi, ti lasci ammaliare dalle sua parole leggere, i sui gesti morbidi. Poi le carezze di una sera, i baci, l’amore. Poi la saluti e pensi che è stata una bella estate. Come altre, forse di più.
Immagina che dopo cinque giorni, perso in una Milano Marittima a ubriacarti e a far cazzate da ventenne, ti manchi. Non la chiamerai, non vuoi, non puoi. Sarebbe uno sbaglio, devi prima mettere a posto delle pendenze che una storia estiva non possono spazzare ma che son già in un angolo in attesa della paletta e del bidone. Ecco, una cabina telefonica. Entri e fissi il telefono, con un bigliettino a quadretti in mano con su scritte nove cifre, una dietro l’altra. Meccanicamente, mentre il cuore pompa sangue, infili monetine che ora non esistono più in aggeggi che ora non esistono più e pigi numeri bianchi su sfondo nero.
”Pronto?”
”Sono Ross…”
Silenzio.
”Non credevo di sentirti più”
”Neanche io, ma mi manchi…”
Parole, lacrime, semi che cadono di mano e si conficcano nel terreno, pronti a germogliare.

E ti ritrovi, quindici anni dopo, con due figlie e il progetto, finalmente realizzato, di una casa tutta tua. Senza colpo di fulmine, ma con un amore che è cresciuto con te e, quindi, più forte, come una casa con fondamenta di acciaio.

E pensi che la terra dei miracoli esiste. Basta una telefonata, a volte, e il cancello si apre.

to the land of the miracle where our love can make us fly, make us fly.
In the land of the miracle
we can find a reason why and how we can fly.

...I believe in miracles they happen every day.
In your arms a dream comes true for me...
(Edguy - Land of the Miracle)

 

(per chi mi ha chiesto com’è nato)




permalink | inviato da il 1/3/2006 alle 10:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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