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Oggi scrivo a orecchio.
post pubblicato in Diario, il 2 marzo 2006

La donna con il cappotto nero entrò nella caffetteria soprappensiero. I polpacci dentro calze di nylon nere, i tacchi alti. Bella com’era, scosse l’intero locale. Ordinò un caffè, lo buttò giù velocemente, pagò ed uscì.

Melodic version.
Era bellissima, nel suo cappotto nero che lasciava scoperte le gambe, sensualmente imbrigliate in calze nere ed aiutate da scarpe col tacco, anch’esse nere. Le persone nel locale, ancora avvolte da una leggera patina di sonno, smisero di fare quello che stavano facendo per ammirarne la bellezza. Ordinò un caffè, baciò la tazzina due volte per lasciarsi svegliare dal liquido bruno e, così com’era apparsa, sparì.

Rock version.
Devastante. L’unica parola che gli veniva in mente, a quell’ora del mattino, seduto dentro un bar, davanti a un cappuccino, un croissant e il giornale era quella. La ragazza era di una bellezza che ti saccheggiava i sensi. I passi, sensuali e lunghi, gli entravano dentro con il loro rumore ed il richiamo sessuale delle movenze non gli permetteva altro che restare incantato a guardarla. Si fermò al bancone, lasciando che il bacino ci si appoggiasse contro, ed ordinò un caffè. Guardala bere velocemente gli solleticò il palato. Poi uscì, con lo stesso passo ammaliante e lui rimase a guardare la porta chiusa ancora per qualche minuto.

Heavy version.
La porta si aprì velocemente e la donna più bella che avessero mai visto entrò camminando veloce. Era perfetta, senza una nota di colore, così vestita di nero. Stiletti i suoi tacchi, pronti ad affrontare strade tortuose e serate calde. L’aria di essere nel posto sbagliato le dava una sensualità diversa. Penetrante. Ordinò un caffè, da bere velocemente. La frenesia che aveva dentro se la portava sicuramente anche a letto. Sogno di cavalcate prepotenti e melodie dolci, mescolate assieme. Andò via veloce, come una scala suonata con virtuosismo e lasciò il bar pieno di sensazioni ma vuoto di bellezza. Un battito di ciglia e lei non c’era più.

Disco version.
Sembrava camminare a un centimetro da terra per evitare il contatto con il pavimento così sporco. La danza dei suoi tacchi, cadenzata, a tempo con il ritmo della sua vita, la portò velocemente al bancone. Le luci del sole obliquo del mattino la illuminavano da dietro, regalando ai suoi polpacci un profilo stuzzicante, quasi in bianco e nero. Il caffè, bevuto velocemente, in due sorsi, legati insieme come canzoni. Poi scappò via, in armonia col mondo frenetico la fuori.




permalink | inviato da il 2/3/2006 alle 9:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa
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