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Fermata.
post pubblicato in Diario, il 16 marzo 2006

La guardo arrivare da lontano. Ha le braccia conserte per non far passare il freddo di una mattina grigia, i capelli rossi come il rame lucidato, un vestito nero. La gonna svolazza per via del passo veloce, il vento la tatua sulle sua gambe mettendo in risalto una linea perfetta. Si ferma accanto a me, butta un occhio su di me, mi squadra scendendo e risalendo dietro gli occhiali scuri, vezzo estetico e barriera opaca, fra lei e il mondo, mentre l’umidità si fa pioggia. Armeggia nella borsa e ne tira fuori un telefono cellulare. Usa questa estensione del braccio e dei pensieri, delle emozioni e dei deliri, poi lo ributta fra fazzoletti e cianfrusaglie. Fra poco vibrerà di nuovo, magari suonerà, ma ora dorme. Si guarda attorno. Fissa signore in cappotti scuri e ragazzi in jeans. Anche me, fra un passaggio e l’altro. E’ sensuale. Nel suo fare etereo, nel suo contrasto demoniaco di neri e rossi. La colonna sonora la sento solo io, mentre il vento si fa più forte per accarezzarla e per appiccicarle ancora la gonna alle gambe. Si muove e cammina, avanti e indietro, innervosita dall’attesa, donandomi il movimento morbido del suo bacino. Quanto sono belle le donne, anche quando non lo sanno, anche quando non lo cercano, anche sempre.




permalink | inviato da il 16/3/2006 alle 9:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
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