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Shopping Emotions.
post pubblicato in Diario, il 3 aprile 2006

Era un pomeriggio qualsiasi di un giorno di Aprile. Entrò titubante nel negozio dopo aver guardato a lungo le vetrine in cerca di qualcosa di decente da comprare. Non gli serviva nulla, aveva solo voglia di spendere. Uno sguardo distratto ai manichini, trasposizione visibile di modelli da seguire, belli e immobili, troppo eleganti. Jeans allineati come giovani soldati, si lasciavano sfilare dagli scaffali come fossero al fronte, ansiosi di tornare a casa vivi per riabbracciare una madre, un’amante, un’auto. Di là dagli scaffali, lei.
Defibrillatore. “Libera”. Scossa.
Un incrocio veloce e fugace di sguardi, un tuffo in un mare scuro e attraente, due perle nere profonde in cui lasciarsi cadere, catrame dolce in cui lasciarsi morire. Lui, fermo, impietrito, da scossa adrenalinica e sorpresa, lei che, dall’altra parte degli scaffali, parlava.
Defibrillatore. “Libera”. Scossa.
”Se hai bisogno, chiedimi pure”. E certo che ho bisogno. Di sentire questa voce, così morbida, così avvolgente, raccontarmi di te, dei tuoi segreti, delle tue voglie, dei tuoi bisogni. Di sentirti parlare del tempo che troveremo nel nostro week-end al mare, delle vacanze estive, dei mobili da scegliere. Di ascoltarti mentre dici si, mentre ansimi di sesso e urli d’amore, mesi dopo. Pensieri devastano cervelli a favor del cuore. Poi, lui, annuisce con la testa, abbozza un sorriso e prende un paio di pantaloni a caso. Barcollando, colpito, s’infila nel camerino e ne esce diverso.
”Ti stanno bene, scusami…”
Defibrillatore. “Libera”. Scossa.
Lei tocca la base del ventre, sotto l’ombelico, per saggiare se la taglia è perfettamente calzante. Lui parte per un viaggio fatto di carezze, pizzichi, graffi leggeri, morsi, lingue, intrecci, corpi, sudore, calore, senso, sesso. Lei lo guarda, ribadisce che la taglia è quella giusta, si alza dalla scomoda e provocante posizione facendo scivolare i lunghi capelli castani ad accarezzar le spalle.
Defibrillatore. “Libera”. Scossa.
Un forte profumo di vaniglia lo invade, letteralmente, sconvolgendo quel poco di ragione ancora rimasta appesa, tenace, nonostante la defibrillazione emozionale in corso. E non c’è più speranza, i pantaloni finiscono dentro una busta insieme ad uno scontrino. Non sa se li metterà mai, ma sa che ogni volta che li vedrà si ricorderà di lei, del tuffo nei suoi occhi, della voce suadente, del suo tocco morbido, del suo profumo dolce.
Defibrillatore. “Libera”. Scossa.




permalink | inviato da il 3/4/2006 alle 8:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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