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Open mind.
post pubblicato in Diario, il 13 aprile 2006

Ogni tanto vanno aperti, gli armadi. Quegli armadi. Non ci sono vestiti, non ci sono coperte. Nessun plaid a quadrettoni in attesa di picnic estivi. Scheletri, ricordi, piccole emozioni diventate enormi e grandi dispiaceri trasformati in sabbia. Colano giù, spinti dal movimento dei piedi di ossa incollate da rimorsi, rimpianti. Perché tutti hanno un armadio così. Di legno, spesso come cassapanche in letargo in soffitta, con piccoli fori fatti da tarli impertinenti e cerniere in metallo ormai arrugginito da anni e fatti. Scricchiola, mentre lo apri. Carcasse d’esseri che umani non sono mai stati, dondolano, insieme, in una macabra danza di ricordi.
Ogni tanto, poi, si aprono da soli, quegli armadi. E le creature fatte di pensieri escono e ballano proiettando ombre sui muri. E ci vedi il presente, il passato, il futuro. Sta tutto lì, in quel guardaroba al fondo del cervello. E ci tiri fuori lui, lei, loro. Oggetti e ricordi, fatti accaduti e persone incontrate, per un secondo o per una vita. Guardi le sagome eteree di nostalgia e, a volte, rimani impietrito davanti a tanta vita, dimenticata sotto coltri di lana e cotone, magari spazzata via da falce dura o bivi senza indicazioni. La porta si chiude, la vita continua, c’è tempo per cercare, ti dici.
Ti dico.
Mi dico.




permalink | inviato da il 13/4/2006 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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