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Outing estremo.
post pubblicato in Diario, il 19 aprile 2006

E che vivere con me non è mica semplice, lo so.
C’è da fare monumenti, statue, bassorilievi, basterebbe, forse, un’incisione su un’anfora di terracotta, ma bisognerebbe farlo. E’ un po’ come tirar su casa alle pendici di un vulcano. Prima o poi qualcosa accadrà, di sicuro.
E che sono bambino, dentro, troppo. Mica hai sempre voglia di vedere una persona che mette un cellulare sul tappeto e cerca di incornarlo solo perché gli hai detto di “caricare il telefono”, o che inizia a fare l’aereo per “aerare il locale”, o che si mette a cantare a squarciagola, scopa in mano e bandana in testa, pezzi dei Guns, con l’andatura d’anca di Axel, solo per far ridere le bambine.
E che, poi, sono adulto, troppo. Mica hai sempre voglia di sentir parlare di Iràq, Iràn, Iràp, Icì, ne pas, je t’aime, moi non plus, o di cambiare il mondo, o di conti, o di bollette.
E che, poi, mi maschero come un clown. Mica hai sempre voglia di capire cosa c’è sotto, perché sembro sempre un cretino anche se, sotto sotto, le risorse le ho, forse.
E che, poi, sono instabile, emotivamente, troppo. Mica hai sempre voglia dei silenzi che creo quando “non sto bene” o di vedere uno che corre in bagno come in preda a “squaraus siderale” solo per nascondere i lucciconi da TG.
E che, poi, sono un creativo/cretino. Mica hai sempre voglia di vedere uno che ha la testa fra le nuvole perché “quella parola” lo ha ispirato o, mentre sei nel mezzo di un discorso, si alza e prende il notes ed annota qualcosa, o disegna, o colora.
E che vivere con me non è mica semplice, lo so.
Io non ce la farei.




permalink | inviato da il 19/4/2006 alle 10:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (16) | Versione per la stampa
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