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Racconti brevi 10. (parte 3).
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2006

Fra gli appunti di mio nonno, trovati nel doppio fondo di quel baule verde, scoprii un piccolo quaderno, quasi vuoto. Solo le prime tre pagine erano state usate, colme di parole e piccoli ghirigori scritti con una penna ad inchiostro nero, sul dorso a destra. Neanche una parole sul retro. Non erano molte le cose che riuscivo a capire ma si parlava distintamente di una bambina, una piccola creatura dai capelli neri. Passai giorni in compagnia di quei tre fogli e dello scricchiolio che, ormai, non mi incuteva più il terrore dell’inizio, era diventato più una presenza famigliare e, perso nel capire chi fosse la bambina di nome Sara, di cui parlava mio nonno nei suoi appunti, tornò ad occupare secondaria importanza.  Come mi sbagliavo, amico mio!
La prima volta che la vidi fu nel cuore di una notte insonne. Chino sui miei appunti e su di un album di vecchie fotografie ingiallite non alzai neanche gli occhi dopo lo scricchiolio, ormai abituato a tal sinistro rumore. Dopo qualche minuto, nel silenzio più profondo che questa casa offre, sentii una presenza. Alzando appena gli occhi dal mio lavoro scorsi di fronte a me due piccole scarpine nere. Puoi capire come il terrore mi si insinuò nelle ossa, passando veloce in tutte le vene ed arterie del corpo. Mi bloccai, avevo paura di alzare lo sguardo, di seguire quelle due esili gambe calzate di bianco con le estremità racchiuse in quelle piccole calzature. Chiusi gli occhi, sperando di non trovare nulla alla riapertura ma, nulla, le due scarpe, nere, lucide, erano lì. Quasi preso da curiosità, come posseduto, iniziai lentamente a seguire la linea dei polpacci. Una gonna azzurra, poi una camicia, azzurra anch’essa e, sulle spalle, dei lunghi capelli neri. Mi fermai. Intuii finalmente di cosa parlasse mio nonno in quelle tre pagine inchiostrate di nero. Avevo davanti a me quella Sara di cui aveva scritto e di cui voleva cancellare il ricordo nascondendo il quaderno nel doppio fondo del baule. Non riuscii a guardare oltre, mi alzai di scatto gettando all’aria album, foto, penne e quaderni e mi precipitai alla scala per scendere di sotto. Mi voltai solo sull’uscio della scala per scoprire che la creatura era sparita, così, silenziosamente come era apparsa.

(continua e finisce alle ore 15.00)

Parte uno.
Parte due.




permalink | inviato da il 26/4/2006 alle 12:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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