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Racconti brevi 10. (parte 4)
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2006

Passarono diversi giorni prima che io riuscissi a rimettere piede in quella soffitta ed almeno un mese prima che la presenza eterea di Sara si mostrasse nuovamente ai miei occhi. Incrociai il suo sguardo una sera di Dicembre. Il gelo di quegli occhi azzurri mi entrò dentro tanto che ancor ora devo girare con una piccola coperta di lana sulle spalle.
Quando udii la sua voce ne rimasi incantato, rapito. Melodiosa, una voce di bambina, ma pacata. Parlava lentamente, scandendo bene le parole. E ne diceva ben poche. Le prime volte mi rendevo conto che alla fine delle sue brevi comunicazioni, dopo essere scomparsa in un battito d’occhi, l’unica cosa che ricordavo era la sua voce. Neanche una parola rimaneva impressa nella mia memoria. Fu lì che decisi di armarmi di carta e penna e di prendere appunti mentre lei mi raccontava fatti. Durante un incontro documentato annotai solo le parole “quarta pagina” e la bambina non si fece più vedere per quasi un mese, fino a ieri, neanche mi avesse dato qualche compito.
Mi scervellai, arrovellai anima e mente per capire. Ed arrivai alla soluzione quasi casualmente. Esaminando il quaderno di mio nonno mi accorsi che una pagina era stata tolta. Seppur fatto a regola d’arte, la mancanza di quel foglio, che sulle prime non avevo notato preso dal contenuto, era evidente. La quarta pagina era stata strappata. Ma dov’era? Fu in quel momento che Sara tornò. La guardai, quasi la salutai, le mi fece un sorriso e mi toccò. Non lo aveva mai fatto. Io che pensavo fosse una presenza fatta di solo spirito mi dovetti ricredere. Il suo tocco gelido mi aprì la mente all’istante e, finalmente, con i pollici delle sue esili e raggelanti mani appoggiate sulle mie palpebre, vidi quello che mai avrei neanche immaginato nei miei peggiori incubi.
Caro amico mio, so che non posso lasciarti con questa curiosità morbosa nel cervello, ma lo farò. Sara mi sta aspettando, per l’ultima volta. Le uniche cose che mi è stato concesso di scriverti sono quelle che hai letto. Ti sconsiglio vivamente di intraprendere la strada che mi ha portato a scoprire le motivazioni della morte di mio nonno e della mia. Potresti volare anche tu da un abbaino di questa casa con stretto, nella mano destra, un piccolo foglietto con su scritto: “Mi vergogno di far parte di tanta crudelta, il solo restare in vita sarebbe un torto”.
Abbi cura di te. Fa che questa casa venga bruciata e, con essa, tutto ciò che si trova all’interno. Solo così l’anima della piccola Sara, la mia e quella di mio nonno, troveranno pace.

Parti 1, 2 e 3.




permalink | inviato da il 26/4/2006 alle 15:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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