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20051014 – Post a Tema 9 – Vibrations.
post pubblicato in Parole Metalliche, il 14 ottobre 2005

Bella questa. Propongo un tema, viene accolto, votato e mi mette in crisi. Me le cerco proprio. :)

“Se una persona qualsiasi, che non ha mai ascoltato metal, ti chiedesse: "Fammi ascoltare una sola canzone, una, che racchiuda l'essenza del metal affinché possa capire questa musica" quale canzone gli faresti ascoltare e perché?"

Forse prenderei un Cd, poi un altro, poi ancora un altro. Non è semplice. Pezzi che mi piacciono e che mi esaltano ce ne sono parecchi ma sceglierne uno per far carpire l’essenza del metal, è dura. Tornerei indietro nel tempo, all’alba, quando nei pezzi c’era la “purezza dell’anima sporca” dell’heavy. Prima di tutti, prima dei Metallica, prima degli Iron. Ecco. Questa è perfetta. Quanto tempo hai? Sette, tre o dieci minuti? Ascolta un po’:

Sette minuti di tecnico terrore.

Campane a morto, inizio classico che all’epoca era fuori da tutti gli schemi.
Nasce lì.
Chitarre distorte, malate, irrompono dolcemente ad accarezzare staffa e incudine, la batteria accompagna il martello. Pace, pioggia in sottofondo. Senti freddo e sei al chiuso. Una voce inconfondibile inizia a cantilenare “What is this that stands before me?” per sviluppare un tema caro alle generazioni a venire.
Nasce lì (preso in prestito dai Black Widow, ma poco conta, è lì che nasce).
Demonio. L’occulto trattato per far paura e canzonato a dovere. Ancora le chitarre, ancora le campane. Fottutamente Doom.
Nasce lì.
Una risata ai limiti dell’umano, poi la musica lenta, lentissima. Ancora chitarre. E sei sull’orlo di una crisi di nervi, sai che sta per succedere qualcosa e l’aspetti con ansia.

Nasce lì.

Cambio. Tommy Iommi accelera, Ossie (come si chiamava allora) dietro, chitarra ossessiva in sottofondo, accordo liberatorio, bridge, assolo. Spettacolo. Sempre più veloce, carico di melodia e sentimento. Continua e continua, accordi ancora, batteria a pestare il finale. Stop.

E nasce lì.

Tre minuti di fottuto heavy metal.
Poi ci attaccherei Paranoid, giusto per dare l’idea della compattezza del “tutto in due minuti e quaranta”. La canzone è contenuta nell’omonimo album, ma non prenderei quella, gli farei ascoltare quella incisa in “Tribute”, l’album live di Ozzy Osbourne con Randy Rhoads alla chitarra. Ed è lì che viene fuori l’improvvisazione tecnica, l’amore per la musica. Come la suonava Randy la chitarra non la suonava nessuno. Non erano solo una sei corde ed un amplificatore. Era l’estensione del suo cuore. Non è possibile spiegare, bisogna chiudere gli occhi, fermare anche il respiro, per non fare rumore, e ascoltare. Lasciare che ogni pennata ti entri nel cervello. Sentire come chiude ogni riff, ogni accordo, con qualcosa di personale, di suo. Ascoltare accompagnamenti e assoli. Brividi forti. Perché l’heavy metal non è tecnica, è passione. È cuore. Istinti primordiali e non raffinati virtuosismi.

Membri e non, provate a farlo. Sono due minuti e mezzo di emozioni forti. Se ascoltate le due versioni una dietro l’altra, meglio ancora. Prima quella ufficiale, poi quella di Rhoads. Fa venire i brividi quell’uomo, che ora immagino suonare altrove, in buona compagnia.
R.I.P. Randy.

E sto parlando di “Black Sabbath”, Released Friday February 13, 1970, recorded Nov 11, 1969.
E sto parlando di “Paranoid”, Released September 18, 1970.
Quello era metal.
La scelta fra le due sarebbe “Paranoid” da Tribute.

“Can you help me
Occupy my brain?
Oh yeah”

(Black Sabbath – Paranoid)




permalink | inviato da il 14/10/2005 alle 8:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Post a tema 8 – Headbanging.
post pubblicato in Parole Metalliche, il 30 settembre 2005

I festival heavy metal stanno trovando gran popolarità, non più solo all'estero ma anche in Italia. Voi come vedete questi eventi? Li preferite al classico concerto? O trovate che sia meglio un single-show più curato e congeniato ad hoc per la band protagonista?

 

In principio era il caos. Non si sa dire dove e come iniziano le kermesse metal all day long in Italia, il primo che ricordo è stato il Clash of the Titans con Slayer, Testament e Megadeth. O forse i Monster of Rock di Bologna/Modena/Reggio Emilia (dal 1988, credo). Una bella idea, sicuramente. Non tanto per la musica. Chi va ad un concerto del genere non ci va per caso. Il popolo “so fucking metal” è esigente e preparato, si sa. La differenza fra un concerto singolo e un festival credo stia nell’ambiente. Musicalmente, i festival tematici che si facevano fino a poco tempo fa, erano più orecchiabili, con gruppi simili per stile e tipologia (ricordo il blocco Iced Heart/Blind Guardian/Gamma Ray/Helloween/Stratovarius del ’99), ora si tende a fare una miscellanea di stili per vendere più biglietti. Lo show singolo, che poi singolo non è mai per via dei gruppi di supporto, che sono spesso ottimi e conosciuti, ha il quid di avere una popolazione omogenea. Sono tutti lì per vedere lo stesso show. Stesso fremito, stesse sensazioni. Dalle bocche stesse canzoni. I festival sono più un’accozzaglia di personaggi e persone, generi e stili diversi. Un esempio è l’ultimo Gods che ha visto di seguito Obituary, Lacuna Coil, Slayer ed Iron Maiden. Sempre Metal, ma tipologie diverse. No credo che musicalmente ci sia una grande differenza, forse la distinzione sta fra lo show in se stesso e l’evento. Adoro la musica live, in tutte le sue forme, ovunque, un uomo, su un palco, imbraccia una chitarra elettrica e inizia a suonare, i brividi corrono dentro di me, l’adrenalina inizia a correre, non importa se e come. L’importante è l’emozione.

 

There is a feeling deep inside that drives you fucking mad
A feeling of a hammerhead, you need it oh so bad

Adrenaline starts to flow
You're thrashing all around
Acting like a maniac
Whiplash

(Metallica – Whiplash)




permalink | inviato da il 30/9/2005 alle 10:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Post a tema 7 – Remember.
post pubblicato in Parole Metalliche, il 19 settembre 2005

Esiste una canzone particolare? Una canzone che, al solo sentirla, evoca un evento, una persona, un luogo particolari?...

 

Dopo una  breve latitanza (mia) e un periodo di vacanza (della lega) mi ritrovo a poter incidere sul blog parole di intense emozioni musicali.

E’ difficile scegliere una canzone, una sola. Le canzoni che mi regalano brividi sono parecchie e tutte le lego ad un fatto,  un periodo, una persona.

Come tatuaggi sui timpani.

Potrei parlare di “Hallowed be thy name”, pezzo col quale svergino tutti i miei apparecchi che riproducono musica da ormai vent’anni, potrei parlare di “Moonchild”, ricordo di un viaggio spettacolare un quel di Trento quando ancora avevo diciassette anni, potrei parlare di “Helloween” e delle nottate passate in auto ad ascoltarla fumando sigarette e parlando di vita, potrei parlare di “Nothing else matters”, la nostra canzone da sempre, potrei parlare di “Hollow years, la mia canzone da sempre, dei brividi di ogni singolo brano di “The sound of perseverance”, di “Orion” e di Cliff, delle sensazioni forti di “Nessun Dorma di un gods spettacolare, di “Better Unborn” che mi ha accompagnato per mesi alla ricerca di me stesso, insomma, sono davvero troppe.

Il ricordo, la sensazione, l’emozione più forte, però, la legherò per sempre a “This Love” dei Pantera. Era il lontano 1992, ero a Reggio Emilia (o Rigghio, come diceva Bruce Dickinson). Eravamo in mezzo a 30.000 persone, nel pogo generale di una doppia cassa e di riff potenti, ho scattato una foto. Una. In un cerchio di gomitate e salti c’è lui, l’amico, Maurizio. Il viso divertito e gioioso. I pantaloni strappati su anfibi neri, una maglietta scura, senza scritte. E c’era “You keep this love, (thing), love, (child), love, (toy) You keep this love, (fist), love, (scar), love, (break).” Inutile dire che ci siamo persi di vista, il pogo ha portato me a una quarantina di metri verso sinistra, lui verso destra. Poi il treno (per me) e l’auto (per lui). E’ l’ultima  immagine festosa che ho di lui. Poco dopo, un colpo di sonno l’ha portato via e, con lui, una parte di me si è schiantata contro quel camion parcheggiato. L’amicizia non è mai finita. “Quando fanno This Love spacco il mondo, giuro!”. L’hai detto tu.

 

“Never ending pain, quickly ending life”

(This love – Pantera)

 

 




permalink | inviato da il 19/9/2005 alle 12:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Post a tema 5 – Listening.
post pubblicato in Parole Metalliche, il 10 giugno 2005

Il rapporto tra i testi e la musica, ovvero: vi interessano entrambi? Ascoltate la musica ma dei testi non ve ne frega niente?
I testi nel metal vi sembrano interessanti, banali, poetici, stupidi?...
E' importante solo "l'impatto sonoro" o vi piace che una canzone vi faccia
anche pensare, vi comunichi qualcosa anche a parole?...

 

Nota: potevo cambiare il titolo al post qua sotto ma è stato scritto partendo da un altro anfratto del cuore.

 

Riff di chitarra. Questo mi porta dentro una canzone. Alcune hanno un gran testo, altre meno, altre, invece, sono assolutamente senza senso. Molte criptiche, come poesie da interpretare, altre dirette, semplici. Ovvio che, ascoltando un certo tipo di musica cerco di carpire l’intero pezzo nel suo insieme per poi spezzettarlo in secondi o parole. L’iconografia metal e certi testi hanno arrecato danni quasi irreparabili per questa sfaccettatura dell’arte. Chi sta fuori non riesce a capire che, molte volte, l’estremismo dei testi è dato da un senso di provocazione. I testi, belli o brutti che siano, sono poesie e, come tali, non possono non toccare corde morbide all’interno dei cuori. Il metal parla duro, sporco, diretto. Disagi giovanili e non, qualche amore, un po’ di sociale. Insomma, parla, ed io l’ascolto. Alcuni scrivono testi per se stessi, altri per il pubblico, come nei blog. Alcuni esternano un disagio interno, altri, più politicamente, parlano del mondo in generale. Qualcuno esterna un credo religioso, per lo più per vendere. Sono, comunque, parole che partono dal profondo del cuore, gridate o sussurrate che siano, utili o futili, serie o facete, ed è per questo che vanno lette ed ascoltate con rispetto. Condivisibili o no. Addentrarsi nei meandri dei testi mi pare poco opportuno, ora. Troppe parole da scrivere. Un pezzo deve trasmettermi un’emozione, positiva o negativa, ma un’emozione, fosse solo in un insieme di versi o nel giro di basso della strumentale “Orion”, oppure, come aggiungo in calce, potrebbe essere anche nel silenzio.

 

 

THE SILENCE
Music: Hansen/Lyrics: Hansen

When you're drowning, when you're freezin', when you're feeling cold
There's a light in the darkness as the elder always told.
When the winter's coming closer and the autumn's passing by,
Then the world will sink in silence and I think we all should try.
Oh, I wanna live my life in a fairy tale
Where the end is always good and never sad.
Show me the way to another world
Where the sun is always shining in the end.
And we fight back the tears, and we lose our fears.
Let the world remain in silence for a while.
Sun in our minds in a world full of ice,
Let the silence remain for a little while.

Somebody came and slammed the door took the feelin' away from our hearts;
And the horror took hold of a place in our hearts filled with love.

What is left behind the ice, behind the make up and the lies
Tell me what goes on inside our minds.
There is a hole in our sky, getting bigger growing wide
No more answer but we hold the line - - uh, yeah - - -
See and hear what we have done to us all, we wanna be free more than anything,
Do you hear what I say to you?
We will make it through, the sun shall shine.

Hear the words we say and see the light of day
We never will be free until the sun is shining for us all

Carry on, carry on and make our dreams come true
And for a little while we stay together.
Carry on, carry on, may all our lovin'stay
And for a little while we stay together forever,
Together, forever.



permalink | inviato da il 10/6/2005 alle 11:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Post a tema 4 – Passionately.
post pubblicato in Parole Metalliche, il 30 maggio 2005

Causa problemi di lavoro, prima, e connessione, poi, il mio post a tema ha un colpevole, ma scusato, ritardo. Negli anni ottanta l’ascoltatore di musica, metal o altro che fosse, veniva identificato soprattutto nel modo di vestire, più che altro. Il chiodo e i jeans attillati, l’anfibio, le catene sparse e un lungocrinito look erano l’etichetta del metallaro, così come il nero e viola con trucco pesante quello dei dark e il vestito firmato quello del paninaro (che ora può identificarsi abbastanza bene, firme a parte, nel “tunzettaro”). Era un attimo riconoscere un “fratello” e il metal era metal, a prescindere dai generi che, tra l’altro, erano meno variegati di adesso. Oggi, credo che il livello culturale e una società che tende a globalizzare o a non globalizzare, a seconda delle esigenze stilistiche, il “metallaro” in quanto tale si identifica solo nella e dalla musica che ascolta. Oddio, ai concerti è un tripudio di magliette e pelle, come sempre, ma nel quotidiano, ognuno tende a fare un po’ come la massa impone o come si sente. Il valore aggiunto passa dai vestiti, globalizzazzione anch’essa che alimentava il senso di appartenenza ad un sottogruppo, alla musica. Per un “defender” la musica non è mai un passatempo, il metallaro non conosce la parola sottofondo, tanto da riuscire quasi ad arrabbiarsi se interrotto nell’ascolto di basse note, magari in un locale, in mezzo alla gente. Una passione, certamente. La musica, l’ascolto della stessa, è passione, i peli che si “rizzano” sulle braccia, il cuore che prende il ritmo della doppia cassa sotto un palco… se quella non è passione… Una religione, forse, per alcuni mentecatti che non riescono a scindere l’artisticità e il senso di ribellione di certe bands o di certi testi, può essere… Per me è solo ed esclusivamente passione. Una passione che cerco di trasmettere al mondo che mi circonda come benessere dell’anima. Passare il “verbo” del metal, ormai, non mi interessa più, avere un nuovo adepto non mi tocca come una volta, anche per quel problema di “passione”. Io la musica la sento, non l’ascolto solamente. La sento dentro e, sinceramente, sentire commentare con un “si, carina, posso ascoltare 105” quando faccio sentire a qualcuno un pezzo che mi vibra dentro, devastandomi cervello e cuore, riesce anche a farmi male.




permalink | inviato da il 30/5/2005 alle 10:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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