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Comunicazioni #3.
post pubblicato in Intervista col Pampero, il 14 settembre 2005

Mentre il liquido che sembrava ambra rappresa, tanto che ogni tanto si ritrovava a cercare un qualche insetto intrappolato dentro, passava dalla bottiglia ai bicchieri, la domanda arrivò.

“Sei di destra o di sinistra?”

Alzando gli occhi dal bicchiere, sorrise.

“Belle domande che fai stasera…”

“Perché tu mi dai delle belle risposte…”

“Né di qua, né di là”.

“Quindi sei di centro?”, mentre lo diceva strizzava l’occhio.

”Non sia mai. No, ho una concezione della politica deviata, pari solo a quella della religione.”

Gli sguardi del suo interlocutore passavano dal sorpreso all’interrogativo in pochi secondi.

“In che senso?”

“Nel senso che non penso ci sia un’idea giusta, almeno, per come la vedo io. Mi ritengo politicamente schierato a sinistra, questo è certo, ma è una sinistra più verso l’anarchia organizzata che una forza.”

Sempre più perplesso prese un lime e lo divise in due.

“Che cosa vuol dire anarchia organizzata? E’ un controsenso…”

“La politica di adesso è un controsenso.”

La voce tranquilla e calda riusciva ad essere rassicurante anche quando ammoniva il mondo.

“Viviamo in uno stato difficile”, continuò, “siamo una specie di Iran… siamo uno dei pochi stati al mondo dove religione e politica si fondono assieme. C’è una gran parte delle nostre leggi che viene dettata da vescovi e cardinali, lo sapevi?”

“Beh, credo sia normale…”

“No che non è normale. Legiferare in relazione ad un credo è la stessa cosa che viene fatta in quelle che noi consideriamo dittature musulmane, cambia solo la religione.”

“Non hai tutti i torti…”

“Torti ne ho tanti, rispondo solo alle tue domande, non faccio il modello di vita.”

Ancora un piccolo ruscello di rhum a scaldare l’esofago.

“Se tu fossi in grado di decidere, allora che faresti? Marx a gogo?”

“Ho questa visione utopistica della vita. Il popolo libero di decidere, educato alla ragione. Se ad un uomo vengono insegnati il rispetto e la ragione non c’è bisogno di fare leggi che pensino per lui. Ciò che è bene comune o servizio essenziale totalmente gratuito e basta.”

“Non ti capisco”

“Non mi capisco neanche io a volte. Sanità e Istruzione dovrebbero essere compito dello stato. Se hai un cittadino sano e colto ne guadagni anche tu. Per ciò che concerne le leggi sulla persona, ovvio che non si più far decidere a un uomo se ucciderne un altro senza punizioni, ma molte cose potrebbero essere lasciate al libero arbitrio.”

“Forse ho capito… un’anarchia di pensiero organizzata statalmente.”

“Più o meno, ma il discorso è ampio e complesso. Direi che evitare le leggi che non servono alla collettività sarebbe un buon passo in avanti. Quando vai a vivere con dei tuoi amici in un appartamento le regole sono poche. Tolleranza, collaborazione, concorrenza. Ci si rispetta e si rema insieme. Quando vengono meno rispetto e collaborazione, l’appartamento esplode e ci vanno regole restrittive.La politica dovrebbe rimanere più o meno la stessa. Ma ci sono i soldi di mezzo. I soldi rovinano sempre e il potere corrompe le coscienze.”

La bottiglia con solo un dito di liquido dentro li guardava e li univa, ovattando ancora di più i pensieri.

“Già…”

Versando l’ultima goccia, lo guardò.

“Hai altre domande?”

“La notte è lunga”

“E le gole fremono… un’altra?”, indicando la bottiglia vuota.

Pausa.

“Un’altra…”.




permalink | inviato da il 14/9/2005 alle 10:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
Comunicazioni #2.
post pubblicato in Intervista col Pampero, il 2 settembre 2005

La bottiglia arrivò a metà serata e con lei un barattolo con dentro zucchero di canna ed un cesto colmo di lime, profumati come detersivo per piatti.

“Ma tu credi in Dio?”, gli chiese, mentre affettava due agrumi. Lui stava aprendo la bottiglia e l’odore del Rhum li colpì entrambi.

“Che domanda è?”

“Non so, hai sempre l’aria serena, tipica dei credenti.”

“I credenti non hanno l’aria serena, mi sembra abbastanza triste la dottrina religiosa.”

Lo guardava perplesso.

“Non è triste, tutt’altro. E’ speranza…”

“Bah… dipende dai punti di vista… io non credo di essere nato per soffrire in questa vita per conquistarmi un posto migliore nell’aldilà, sarebbe riduttivo…”

“Quindi?”

“Amo sostenere che sono ateo praticante. Molto più devoto di un Cattolico non praticante.”

I punti interrogativi erano quasi palpabili, sospesi a mezz’aria sulle loro teste.

“Non credi che ci sia una vita dopo la morte?”

“Credo che ci sia una vita dentro la vita. Me l’hanno data, la vivo. Cerco di fare meglio che posso…”

“E’ una strana concezione…”

“E’ più strano giustificare qualsiasi cosa succeda come qualcosa di divino… io penso per me, è troppo semplice attribuire colpe e meriti a qualcosa di astratto”.

Iniziò a versare liquido bronzeo nel bicchiere, aspettò di sentire basta o un cenno con la mano, ma non lui non fece né l’uno né l’altro.

“Ehi, dimmi quando ne hai abbastanza…”

“Appunto per questo non parlavo…”, sorrise.

“Ma non sei mai andato a catechismo?”

“Certo, tanto. Sono battezzato, ho fatto la comunione e cresima. Sono anche sposato e mi sono confessato diverse volte. Quando morirò riceverò l’estrema unzione. Manca l’ordine e li avrei fatti tutti i sacramenti cattolici. Ho fatto anche il chierichetto e le medie dai preti salesiani. Direi che di religione ne ho masticata parecchia…”

“Non hai senso civico. Non metti in pratica le cose che ti hanno insegnato?”

Lo guardò negli occhi, alzo il bicchiere pieno di rhum, zucchero e fettine di lime ed accennò un brindisi.

“Mi hanno anche insegnato Chimica, ma mica faccio il chimico di professione…”

“Però ne sai?”

“Si, ma non pratico. Non necessariamente quello che ti insegnano sarà quello che farai per il resto della vita…”

Buttò giù un sorso, l’aroma del miscuglio di sapori scese riscaldando gole ed l’esofago. Lui lo guardava, perplesso ma incuriosito.

“Quindi non credi a niente… io non riuscirei a passare la mia vita senza credere in qualcosa…”

“E chi lo dice? Credo in tante cose… ma preferisco fare ragionamenti più su questa vita che sulla prossima. Non penso che vivere una vita religiosamente corretta mi porterà a premi di alcun tipo. Considero già questa un premio…”

“Ma ateo vuol dire che non credi in nulla… giusto?”

“Ripeto, non ho un Dio. Né Cattolico, né altro. Punto. La vita è bella perché ce l’hanno data, la vivo con le mie regole, che poi è più che altro un non averne…”

“Ma è Dio che ti ha dato la vita… la da a tutti”

“E la toglie quando vuole? E decide lui? No, riduttivo. Troppo riduttivo. Se esiste, ha altro da fare. Preferisco pensare che non esista. E’ meglio per lui.”

Il rhum scendeva pesante e le menti si facevano più leggere inebriate da dolce gradazione.

“Hai una visione semplicistica, secondo te che ci hanno messo a fare in sto mondo?”

“Secondo te per seguire comandamenti, regole o gente che decide per noi? Già di mio, col rispetto che ho per il mondo, li seguo, non c’è bisogno che un libro o una setta qualsiasi mi indichi la via… anche perché di vie ne posso prendere quante ne voglio e posso anche cambiarla in corsa. No, ci hanno messo al mondo per vivere. Ed io vivo. E’ il tributo migliore che si possa fare, credenti o no, a chi l’esistenza ce ‘ha regalata.”

Silenzio.

“Ancora del Rhum?”

“Versa…”

(…)




permalink | inviato da il 2/9/2005 alle 8:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
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