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Fantastico
post pubblicato in Diario, il 4 gennaio 2011

La prima - e unica, se dobbiamo dirla tutta – volta che la vide aveva in mano un grosso zucchino scuro.
Lui, non lei.
Non era una situazione semplice da gestire: quando inizia a batterti il cuore all’impazzata, quando senti una scarica elettrica che inizia a scendere verso il basso ventre e, nel seguirla con lo sguardo, ti ritrovi in mano un’esplosione di virilità che neanche nei tuoi sogni migliori avrai mai, la cosa migliore da fare e appoggiare lo zucchino in mezzo agli altri e scomparire.
Ma lei non lo aveva visto.
Rimase lì, inebetito dall’emozione.
Lei era voltata verso la sua destra, con gli occhi nocciola persi nel reparto pescheria. Lui riusciva a scorgerne il profilo nascosto dai capelli scuri. La sua guancia, accaldata dallo sbalzo termico, sembrava ceramica dipinta di rosso. La ragazza distolse lo sguardo dai pesci e si voltò verso di lui. Aveva una linea marcata di eyeliner a mettere in risalto uno sguardo magnetico di cui riusciva a percepire l’attrazione. Probabilmente anche i poli stavano meditando di spostarsi. Lui no, non riusciva a muoversi, prigioniero di quella linea di elettricità che gli andava dal cuore al basso ventre. Più al basso ventre.
Un giubbotto invernale copriva gran parte del tronco, lasciando intravedere appena il solco tra i piccoli seni. Un maglione lungo, jeans anonimi e scarpe da ginnastica. Su un bel corpo, va bene.
Qualche minuto dopo si sarebbe chiesto del perché di tanta attrazione in un tripudio di normalità. Sarà stata la chimica, si, la chimica, si risponderà.
La ragazza iniziò a muoversi verso di lui, il battito del cuore cominciò una galoppata nell’ippodromo dei sensi. I capelli le si muovevano lenti, quasi al rallentatore. Se la immaginò infilata in un tubino nero, con reggiseno di pizzo a vista e tacchi alti, tanto per non farsi mancare nulla.
Iniziava ad avere caldo.
Quando gli passò accanto ne riuscì a percepire il profumo. Un’altra botta alla sua ormai vacillante sanità ormonale.
“Se continua a fare confronti non ne esce felice…”.
Una voce stridula ma pacata lo destò dal suo sogno. In piedi davanti a una distesa verde scuro, con in mano un grosso zucchino, fermo in mezzo al reparto ortofrutta di un supermercato. Di fianco a lui una signora sull’ottantina guardava un po’ lui un po’ lo zucchino, ridendo. Sorrise, lascio andare l’ortaggio ormai caldo e logoro e si diresse al reparto gastronomia.
La incontrò altre sei volte tra le corsie e tutte le volte gli sembrava che il cuore gli uscisse dal petto. Forse sarebbe più corretto non dire cuore e non dire petto, magari patta: sarebbe stato meno romantico ma, in fin dei conti, quando uno fantastica, fa quello che gli pare.
Anche al supermercato.

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