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Black
post pubblicato in Diario, il 13 gennaio 2011

Ogni tanto ti va così, completamente nero. Ancora addormentato prendi il tuo vestito, la tua camicia, le tue scarpe, la cravatta, persino l’intimo.
Nero.
Che è un po’ lo stato d’animo dell’artista, ti dici.
Ci si sveglia così, non è né sfiga né fortuna.
E’, punto.
Hai qualcosa dentro che si muove, come un piccolo insetto sotto un tappeto. Cerca di uscire ma la strada da fare è tanta. O pesante. Come una formica, così piccola e forte, a un metro dal bordo, affaticata e tenace.
Nera.
Non è ancora groppo ma lo diventerà, lo sai. Inizi a scavare tra le pieghe del cervello, infilandoti in ogni scissura, perché da qualche parte ci deve essere un ricordo, un’emozione, una situazione, qualcosa che hai recepito e che ti fa stare così.
E lì ci trovi di tutto, perché rovistarsi in testa è come aprire il vecchio baule delle foto.
Non sempre fa bene, lo sai, forse non è il posto giusto per cercare qualcosa, soprattutto quando stai così.
Ma ti ostini, sperando sia paramnesia e non ecmnesia.
Poi lasci stare i paroloni, il cervello e tutto il resto: è malumore.
Vai in cerca di un sorriso, un gesto, una carezza. Qualcosa che inverta la direzione degli angoli della tua bocca, che non è la gravità che li tiene giù.
Temporaneo e indispensabile.

Basta poco e l’insetto si addormenterà,
Fino a quando non gli tornerà la fame.
E sarà di nuovo qui.


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permalink | inviato da Ofyp il 13/1/2011 alle 17:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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