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Marta.
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2006

Marta guarda fuori e non vede nulla. Fissa il mondo ma scorge solo le particelle di polvere che navigano nel suo umor vitreo. E sembrano enormi. Le fa galleggiare con piccoli movimenti degli occhi, li manda in su e ne osserva il lento scendere. Marta sta con Marco, sogna Alessio. Perché Marco è fermezza, Alessio è passione. Marta ha una sciarpa bianca perché un giorno un ragazzo della quale era perdutamente innamorata le ha detto che con il bianco sta bene. Non porta mai il cappello perché ottanta euro di parrucchiere non si spendono a vanvera. Marta ha i capelli castani con i riflessi biondi. Perché il biondo ti fa più luminosa, le dice sempre la madre. Ha gli occhi profondi e neri e due labbra che solo a guardarle ti mordi le tue. Marta trema se la guardi un secondo in più, perché è bella, ma non lo sa. Marta.




permalink | inviato da il 31/1/2006 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (27) | Versione per la stampa
Il Bar del Cavolo (Brucolandia)
post pubblicato in Diario, il 30 gennaio 2006
Prendo la palla e...

Aprendo il portoncino di legno, intagliato ad arte da mastro Termite, la neve portata dal vento regala, ogni volta, un piccolo vortice. Una piccola spirale di ghiaccio in cerca di calore. Gli occhi, già abituati all’oscurità delle notti d’inverno, non fanno fatica a addentrarsi nella luce soffusa e gialla delle candele, che si spalma sulle pareti interne del fungo rimbalzando tepore. Dal bancone, alla sinistra dei due, tre cicale salutano all’unisono
“Benvenuti forestieri!”
L’accoglienza scuote sempre un po’. E’ un posto strano il Bar Del Cavolo. Soprattutto d’inverno. Pochi gli insetti capaci di sfidare il freddo, poca la voglia di scanzonare la vita.
Indaffarate, le tre chiacchierone, sorridono.
Il Bar è a base circolare, disposto su tre piani. Al piano terra, oltre al bancone dove, nei mesi estivi, si alternano cicale cubiste e ragni freestyler a giocherellare con bottiglie e boston, ci sono tre tavolini, la cucina e una scala che porta di sopra.
Il tavolino più vicino all’entrata è occupato dal proprietario del locale, Otto il coleottero. Sta lì da quando ha aperto. Legge il Corriere del Parco, saluta con cenni delle zampe e fa il galante con tutte le ragazze che entrano. E’ un bell’insetto, Otto. Ha la corazza a strisce bianche e marroni e due antenne lunghe e accattivanti.
Nel secondo tavolino, dietro al padrone, proprio di fronte al gruppo di cicale che suonano ali di fisarmoniche e a scorpioni con gli strumenti a percussione, gli habitué.
C’è la formica Vittoria, in doppiopetto marrone, sempre curva su una zolletta di zucchero a dispensar consigli. Le lunghe antenne sempre in movimento, gli occhi grandi di chi ha visto tanto, le zampe logore di chi ha lavorato una vita.
Bea la scarabea, con la corazza verde e lucida, due puntini neri sulla schiena ed il sogno di essere venerata, come succedeva ai suoi avi in una terra fatta di sabbia e sole. Racconta aneddoti di maledizioni e mangiucchia cibo dal discutibile aspetto.
Poi c’è Alfredo, la cimice. Emotivo, quando si altera emana odori che infestano tutto il locale. Gli amici lo fanno sempre sedere spalle alla finestra per mitigarne gli effetti.
Il resto dei clienti va e viene, alcuni si fermano per un miele o per una foglia, spuntino di metà mattinata, qualche bacca per il pranzo, e poi tornano a lavorare, chi sotto terra, chi all’interno di qualche corteccia. E’ vietato volare all’interno, per ovvi motivi di sicurezza, e vedere le api a piedi fa sempre un certo effetto.
Al primo piano, il locale ristorante. E’ un self service vecchio stampo, con avvenenti vespe gialle e nere dal vitino fine a servire ai tavoli e anziane ed operose formiche dietro i banconi. Solo piatti crudi. Cucina vegetariana, naturalmente. Alle pareti, dipinte di marrone per ricordare il legno, quadri con disegni che ricordano la storia del locale, da quando era un funghetto bed and breakfast. Tavoli quadrati aiutano i clienti a tenere le zampe a bada, ciotole d’acqua sopra.

L’ultimo piano, quello che una vota era adibito alle cellette da letto, è la discoteca estiva. D’inverno è chiusa. Regna il silenzio, d’inverno. Ma appena la primavera si affaccia alle porte del bosco, una musica forte allieta le serate a Brucolandia.
Nulla riesce a scuotere la tranquillità del locale, del parco, di Brucolandia. A meno che…
Vittoria e Bea si guardano, perplessi. Otto alza gli occhi dal giornale e scruta fuori, di là dai vetri appannati. Alfredo inizia a tremare e ad emettere odori nauseanti.

Senti questi passi che si avvicinano?
Troppo pesante perché sia un insetto…
decisamente troppo.




permalink | inviato da il 30/1/2006 alle 12:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
Rivalutazioni.
post pubblicato in Diario, il 27 gennaio 2006

Neve. Scende, come fosse Natale. Anche se non lo è. E ti capita di guardarla da un angolo diverso. Perché è bianca, da qualsiasi parte. E scende, lo stesso, anche se non ti va. Si appoggia, democraticamente, dappertutto. Sceglie di esserci, è c’è. E brizzola alberi senza foglie, rallegrandoli un po’. E scricchiola, sotto le scarpe. E non è vero che e scivolosa, no. L’anfibio la compatta, con fermezza. Ed il piede non sfugge. Fa un po’ pantano per le strade, ma è colpa nostra, non sua. Crea problemi alla viabilità, ma basta scendere dalla macchina e proseguire a piedi. Diventa spettacolo. E ti ritrovi col naso all’insù, a cercar di capire dove inizia, con la bocca aperta, ad assaporarne il freddo sapore.




permalink | inviato da il 27/1/2006 alle 9:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (18) | Versione per la stampa
Guest (but not special)
post pubblicato in Diario, il 27 gennaio 2006
Oggi dalle 11.00 in avanti, sarò ospite qui.



Che questo martedì è diventata RAGGIO.
Onorato e felice, ti invito a seguirmi e a leggere anche lì.





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Gioielli.
post pubblicato in Diario, il 26 gennaio 2006

Ho due gioielli. Ne parlo poco perché sono miei. E sono geloso, anche solo degli sguardi. Non è semplice averli, ma riempie la vita, come orecchini un volto radioso, come anelli mani delicate.
Il cuore sussulta, in quei quattro occhi marroni. Forse è lì che sta la felicità, in quel “ti voglio bene” detto senza motivo, in quell’abbraccio quando entri in casa, in quel “mi racconti una storia”, in quel “mi dici il tuo colore preferito” per regalarmi disegni che profumano di fragola.
In quella faccia furbetta, in quei capelli ricci.






permalink | inviato da il 26/1/2006 alle 9:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (19) | Versione per la stampa
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