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Penso a niente e...
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2006

Pensavo a te. Senza un perché, senza il dovere, solo sentire. Mi chiedevo cosa fai. Mi chiedevo come stai. Quando mi faccio domande del genere non mi rispondo, mi piace che l’immagine sfocata rimanga tale, aperta a qualsiasi direzione. Ogni tanto t’immagino, assorta dalla vita, quella che fa di te spugna, quella che fa di te pregna. Ogni tanto immagino di portarti un cesto di fragole, uno di quei cestini piccini, in vimini, con dentro frutti rossi come passione forte e felci verde smeraldo. Perché oggi è così che immagino i tuoi occhi, preziosi, e li incastonerei al me per diventar gioiello.
Quando ho un pensiero libero, ti ci infilo. Così.
Non so chi sei, non so se esisti ma, ogni tanto, penso a te. E mi fa star bene. Anche se poi smetto e, come sei apparsa, svanisci.




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Burn it Down!
post pubblicato in Nota la nota, il 31 maggio 2006

Mi sono innamorato. No, non è una donna con stupendi occhi neri in cui tuffarsi e capelli morbidi da accarezzare. No, non sono il sorriso di una figlia o le parole morsicate di una bimba. No. E’ musica.
A7X. Avenged Sevenfold. Ogni tanto mi capita, mi prende così. Iniziano, forti e cattivi, continuano in un tripudio di tempi e note, cambi violenti e dolci, stupendamente Burn it Down (il video è disponibile sul sito nella sezione Media/Video). E mi ritrovo a scribacchiare con i peli delle braccia tutti in piedi in una standing ovation emozionale. Brrrrrrr…
Non ci posso fare nulla, mi prende.




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tsoP.
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2006

Vorrei invertire i poli.
Sognare di giorno ed esistere di notte.
Vivere quello che scrivo e non scrivere quello che vivo.
Nascere vecchio per poi decrescere allegro.
Vorrei accarezzare e scaldare il sole.
Che dalle stelle mi vedessero brillare.
Aver te dentro e non dover respirare per sentirti.
E che ti perdessi tu, nei miei occhi,
per un attimo appena.




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Flussi di note.
post pubblicato in Diario, il 30 maggio 2006

Ogni tanto me ne rendo conto. Me ne accorgo di più, diciamo. Parlo di musica. Sono sempre stato uno che la musica le “sente”, la sente dentro. Lascio che entri e m’invada. La immagino come un flusso colorato, a volte blu, a volte rosso, a volte di altri colori non meglio definiti o ancora da scoprire. Perché anche i colori si scoprono, si. La musica entra, non bussa, non sia mai come ti prende, ma lo fa. Ti scuote da dentro. Non amo il sottofondo musicale, preferisco le parole senza interferenze e la musica senza le parole sopra. Forse è anche per questo che ho sempre auricolari piantati nei padiglioni. Ci sono note che ti rivoltano come calzini, che ti vibrano dentro e ti regalano la stessa lunghezza d’onda. Prendono possesso di te. Portano anche solo un ricordo. A volte. Oppure, come ieri, arrivano per caso e ti portano a ballare, saltare, coinvolgendo due bambine già di per sé irrequiete ad un pogo scatenato su un tappeto morbido. Tre minuti, forse quattro e l’umore, da nero pece, si fa azzurro. Ed inizi a ridere urlando:

St. Jimmy's comin' down across the alleyway
Up on the boulevard like a zip gun on parade
Light of a silhouette
He's insubordinate
Coming at you on the count of one, two
one, two, three, four!”

E le bimbe dietro.
E la moglie che ride forte.
Ed io che salto come un pirla, con la piccola in braccio che dice “ua, tu, ti, fo’!”.
Ed è un altro giorno, cazzo.
Anche senza mobili.




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Vento.
post pubblicato in Diario, il 30 maggio 2006

Le betulle che proteggono la scuola sibilano al passaggio del vento. Danzano, mentre le piccole foglie verdi si strusciano, amoreggiano. Ho sempre pensato che quel rumore fosse il frutto di amplesso clorofilliano e quindi che il vento portasse passione. Forse è per questo che gli innamorati si stringono forte, quando l’aria alza baveri e capelli. Ogni tanto mi ci metto contro, così, per sentire che esisto, che sono massa viva. Mi ci tuffo dentro ad occhi chiusi e ne sento gli odori. Fragranze che arrivano da chissà dove, mescolate, mi si appoggiano contro e accarezzano anche me.
Mentre le betulle, con rumore di risacca, chiedono silenzio.




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