.
Annunci online

Stallo
post pubblicato in Diario, il 29 settembre 2010

Forse ho scelto il momento sbagliato per riprendere. Sicuramente.
Il lavoro mi travolge. Viaggi, riunioni, e tanto da fare. Tre anni fa mi dissi: “è un momento, passerà”. Ed è passato, ma aumentando d’intensità. Pazienza, devo ritagliare spazi nelle mie forze e cercare di farli fruttare al meglio.
Fa freddo. As usual in September.
La vita scorre via piatta come un lago senza vento, nulla mi scompiglia i capelli, nulla mi increspa, nulla.
Mi sento come un diapason dentro un armadio. Nulla mi scuote o mi induce al suono.
Pieno di lavoro e vuoto di tutto il resto.
Sarà stanchezza, ma l’apatia che mi assale una volta bollata la cartolina è a tratti devastante.
E mi lascio trascinare, aggrappato a me stesso, aspettando che il vento gonfi le vele per navigare mari più agitati.
Magari impervi, sicuramente difficili, ma molto più divertenti.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Stallo

permalink | inviato da Ofyp il 29/9/2010 alle 11:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
Freno
post pubblicato in Diario, il 10 settembre 2010

Le gambe pulsano, i polpacci traboccano acido lattico e le cosce si lamentano ogni volta che premo su uno dei tre pedali di comando dell’auto.
Il freno è quello che piace meno. Pazienza, è un’azione necessaria. Vitale, direi.
Tornare a casa dopo un allenamento ha sempre il suo fascino. Il corpo che si lamenta e gode in un approccio sadomasochistico, la mente sgombra da problemi e pensieri, appagata da endorfine in circolo come elettroni.
Vagano, un po’ come gli sguardi che si posano qua e là.
La mia città, di notte, ha popolazione e scenari interessanti.
La strada che mi porta dal campo al meritato riposo è costellata di piccoli punti luce a pagamento. Ormai non c’è più la strada, la via, il corso, la zona. Ormai è la città, a testimonianza del fatto che, se l’offerta è aumentata tanto vuol dire che c’è una grande domanda. Non credo che tutte queste ragazze, seppur costrette, possano rimanere a lungo senza lavorare.
Sulla mia strada sono tutte sbarcate dall’est. Forse sono io che invado la loro strada, ma questo è quanto.
Verro mezzanotte sembra di stare in centro all’ora di punta. Loro, la gran parte di ottima presenza, vestite, o meglio, svestite di tutto punto, ammiccano annoiate a ogni passaggio. I clienti rischiano di compilare constatazioni amichevoli ogni dieci metri. Non si curano di nulla, occhio fisso verso il margine destro della carreggiata, inchiodano a ogni coscia, a ogni seno, a ogni chiappa mostrata ad arte.
Ogni tante c’è un nugolo di automezzi accodati malamente con la freccia che lampeggia, quasi a far temere il peggio, poi è solo la ragazza più piccante o, forse, quella più battuta.
Ce ne sono alcune che vedo tutte le volte, altre che riesco a incontrare forse una volta al mese. Le auto, invece, sono sempre diverse. O forse son le stesse, se non devo fare attenzione a non evitarle non me ne curo.
Innegabile che le ragazze siano almeno accattivanti. Ieri sera una quindicina di automezzi sembravano mosche in attesa, accodate a una ragazza in microgonna e top azzurro elettrico e stivali bianchi. Bella davvero, con i suoi capelli neri lucidi e lisci. Per me è sempre un attimo, ma la velocità me ne fa cogliere qualche dettaglio. Il bello è bello, qualsiasi sia la sua natura.
Ed anche la tristezza.
Tanta.

Come la pazienza della mia gamba destra affondata sul pedale del freno.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. stanchezza pazienza tristezza lucciole lanterne

permalink | inviato da Ofyp il 10/9/2010 alle 14:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Suvvia
post pubblicato in Diario, il 9 settembre 2010

Bene.
I buoni propositi riescono sempre a essere smorzati sul nascere. Ok, riprendiamo con regolarità. Poi giornate stressanti e serate pregne e ti ritrovi ad averla persa, quella regolarità. Non c’è Actimel che tenga.
Cerchi uno spazio e ti ci infili, che non hai più voglia di perdere il vizio. Perché ci sono vizi che vanno coltivati, mica solo le virtù.
Ieri sera guardavo la cameriera, forse un po’ troppo pesantemente. Lei si è sicuramente accorta dell’insistenza dei miei sguardi perché ogni volta che i nostri occhi si trovavano sorrideva. E si toccava i capelli. Una così la guardano in molti, non ho una supponenza di pensiero tale da considerare un suo benché minimo interesse.
Sicuramente ha travisato. Bella era bella, capelli ricci neri e viso dolce, un fisichino niente male su cui il tempo non aveva ancora avuto modo di infierire. Dai, fai l’uomo: bel sedere e bei piedi dentro scarpe aggressive.
Aveva un profumo di mora, roba da tuffarsi dentro e chiudere gli occhi.
Travisato, dicevo. Troppo giovane. Mentre la guardavo senza vederla pensavo a quanto fosse giovane. Ventidue? Venti? Meno, sicuramente meno.
Certe situazioni ti fanno sentire anziano, come quando ti salutano con “buongiorno” o ti danno del lei. Poi, beh, se una donna è bella la guardi, caspita. Se fanno una mostra di quadri in un asilo non è che non ci vai perché hai finito le scuole da un pezzo.
Sarà l’imminenza del genetliaco, che a una certa età è un termine che si addice meglio di compleanno, ma nonostante lo spirito e il corpo, certe situazioni inizio a patirle.
Insomma, quando inizi a non immaginarti più a letto con una donna per questioni anagrafiche un po’ di malumore ti sale.
Il fatto che mi immaginassi a letto da un po’, ma a dormire, ha fatto il resto.
Uff.

Mi cerco
post pubblicato in Diario, il 7 settembre 2010

Mi manco, sai? Ed è colpa mia.

Sono io che mi lascio travolgere dagli eventi, sono io che lascio che il pensiero di te diventi tanto remoto da far male, da non riuscire a coltivarlo, come un seme addormentato un centimetro sotto terra, coperto da roccia dura.

Oggi è un giorno d’autunno: nonostante l’equinozio sia lontano la temperatura è calata di un botto e piove.

L’umidità inizia a entrare sotto la pelle per arrivare alle ossa, preparandosi a gelare. Ed entra nel cervello, gonfiandolo come spugna in attesa di sapone.
Gli eventi, dicevo. Tre anni di eventi mi hanno portato lontano da me. Vita, la chiamano. Io la considero un forte mal di testa che, tra l’altro, non mi ha abbandonato per tutto il tempo e mi porto dietro come cicatrice di stanchezza.
Ho fatto tante cose, ho visto poca gente. Tutte cose che mi hanno fatto crescere in qualche modo ma che, alla fine, non mi hanno arricchito. Sono poche le cose che arricchiscono: il lavoro lo fa, ad esempio, ma solo in moneta. L’amore e l’amicizia lo fanno meglio.

Mi sono mancato, e mi manco. Non ho la stessa frequenza, vibro in maniera diversa. Forse non vibro, ma come diapason attendo un “la” che mi porti a farlo.
Non è la frequenza ma è l’intensità.
E di quella ne ho ancora.
Annusando questo clima umido, che attenua le sensazioni ma acuisce gli odori, provo a riaffacciarmi al mondo, per vedere se sono ancora in grado di buttar giù due righe e, magari, ritrovarmi un po’.
Ne ho assoluto bisogno.




permalink | inviato da Ofyp il 7/9/2010 alle 15:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Sfoglia settembre        dicembre
tag cloud
links
calendario
cerca