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Il tempo vola

Il freddo impera. C’è poco da fare quando stai sotto zero per tanto - troppo - tempo le ossa diventano fragili e i muscoli si indolenziscono a star tesi. Perché al freddo si sta duri, credo sia l’inizio del processo fisico del congelamento, anche se Wikipedia non credo sia d’accordo.
Pensavo, stamattina, mentre i Poisonblack riempivano l’abitacolo della mia auto. Sono tre anni che ho ripreso a viaggiare in auto per andare e tornare da lavoro. Non mi piace guidare in città, preferisco di gran lunga le autostrade. Mi mancano i mezzi con la loro umanità e le loro facce, anche il loro odore quando piove, ultimamente.
Pensavo. Pensavo a questi ultimi due o tre anni. Scomparso da qui e da tanti altri luoghi per mettere le basi di un futuro che odierò. Le premesse non sono ottime, ma questo è.
Ho lavorato. Tanto. Ho imparato, da persone esigenti, che è il meglio che si possa fare: solo chi pretende tanto insegna tanto.
Alla fine ho viaggiato. 21.000 chilometri in cinque settimane, sei città, due continenti, culture diverse e cucine inconsuete. Alberghi e solitudine. Quando viaggi per lavoro è così e ti innervosisci parecchio quando la gente ti dice “beato te”.  Giorni serrati, tutti in lingua inglese. Notti eremitiche, tutte col cuore stretto.
 Un giorno voglio annotare due parole sulle serate: passate sulle Ramblas, davanti a Notre-Dame, a innamorarmi delle ragazze di Soho, ai mercatini di Natale di Francoforte.
Due parole anche sull’odore di Nuova Delhi o sull’effetto che fa stare sulla spiaggia di Marina Beach, a Chennai, sapendo che quella distesa azzurra cinque anni prima ha ucciso un sacco di gente.
SI, ho imparato tanto.

E il tempo è volato, come me.
Chissà se vola in business o in economy.

Pubblicato il 29/12/2010 alle 9.9 nella rubrica Diario.

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