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In Fiore #2

Sono quei silenzi che rendono il senso di un’amicizia. Puoi non vederti o sentirti per anni, puoi buttare parole sparse a riempire vuoti, come in ascensore tra un piano e l’altro, ma è nel silenzio che si risolve il senso di fratellanza.
Non è la frequenza, è lì intensità che fa l’amicizia, e nei silenzi l’intensità diventa palpabile, densa, viva.
Se ne stavano lì, seduti su quella panchina davanti al negozio di biancheria intima del centro commerciale. Lui aveva lo sguardo un po’ perso in mezzo a pizzi e manichini mezzi nudi, un pigiama blu navy e una camicia da notte di quelle che non usi di certo per dormire.
Giorgio continuava a guardarsi le mani, ogni tanti si passava l’unghia del pollice destro sotto quelle della mano sinistra. Poi alzava lo sguardo, sbirciava nella vetrina, abbassava la testa e la scuoteva appena.
Sembrava che il centro commerciale fosse tutto in attesa di una parola. Tutti sapevano che sarebbe arrivata ma solo Riccardo non ne sentiva l’esigenza.
In quei minuti, guardando la sua faccia, aveva già capito che il problema era il collegamento tra il cervello e il cuore. Perché finché rimangono scollegati la vita sembra avere un sapore dolce ma non appena gli impulsi si aprono un varco e arrivano a toccarsi, appena iniziano a parlarsi, tutto va a incasellarsi ed è più facile trovare le cose. Come in un ufficio postale.
Giorgio sospirò forte e si voltò verso Riccardo poi, con voce flebile, disse:
- “L’ultima volta che ci siamo visti eravamo qui. E’ stato una vita fa.”
Fece un’altra lunga pausa poi soggiunse:
- “Una vita fa…”
(continua)

Pubblicato il 27/1/2011 alle 9.42 nella rubrica Diario.

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